7) Husserl. Problemi metodologici.
Individuato il mondo-della-vita, resta aperta una serie di
problemi metodologici ad esso inerenti, fra cui quello
fondamentale riguardante il rapporto fra intuizione e pensiero
logico e la parzializzazione della conoscenza scientifica.
E. Husserl, Die Krisis der europischen Wissenschaften und die
transzendentale Phnomenologie, a cura di W. Biemel, Tbingen,
1952, traduzione italiana La crisi delle scienze europee e la
fenomenologia trascendentale, Il Saggiatore, Milano, 1983, pagine
160-163 (vedi manuale pagine 422-423).
Certo noi non sappiamo ancora come il mondo-della-vita possa
diventare un tema del tutto indipendente, completamente autonomo,
come debba poter rendere possibili gli enunciati scientifici, i
quali, in quanto tali, anche se in modo diverso da quello delle
nostre scienze, devono avere una loro obiettivit, una validit
necessaria puramente metodica, che noi, come chiunque altro,
possiamo verificare appunto metodicamente. Qui cominciamo in senso
assoluto, non possediamo alcuna logica che possa ritenersi
normativa, non possiamo interrogare che noi stessi, dobbiamo
approfondire il senso ancora nascosto del compito che ci siamo
proposti, dobbiamo provvedere con estrema cura a escludere
qualsiasi pregiudizio, a mantenerci esenti da intromissioni
estranee (e su questa via abbiamo gi fatto qualche passo
importante); e perci da queste precauzioni come in qualsiasi
impresa che si attui per la prima volta, deve nascere il nostro
metodo. Chiarire il senso dei nostri compiti significa raggiungere
l'evidenza stessa del fine in quanto fine, e per essenza rientrano
in questa evidenza anche le possibili vie che portano ad essa.
La precisione e la difficolt delle considerazioni preliminari che
ancora dovremo compiere si giustificheranno da s, non solo per
l'importanza del fine, ma anche per la essenziale novit e
perigliosit dei pensieri che cercheranno di venire a capo di
quest'impresa.
Cos il problema che supponevamo investire soltanto i fondamenti
delle scienze obiettive, e che ritenevamo un problema parziale nel
problema universale della scienza obiettiva, ha finito di fatto
per dimostrarsi (come gi avevamo preannunciato) il vero e proprio
problema, il problema pi specificamente universale. Si pu anche
dire: esso si presenta dapprima come il problema del rapporto tra
pensiero scientifico-obiettivo e intuizione; abbiamo cio, da un
lato, il pensiero logico in quanto pensiero attorno a problemi
logici; per es. il pensiero fisico attorno alle teorie fisiche,
oppure il pensiero meramente matematico attorno alla sede della
matematica in quanto sistema dottrinale, in quanto teoria.
Dall'altro lato abbiamo un intuire e un intuito che rientrano nel
mondo-della-vita prima di qualsiasi teoria. Proprio qui sorge
l'apparenza di un pensiero puro il quale, indifferente, in quanto
puro, all'intuizione, ha gi una propria verit evidente,
addirittura una verit del tipo di quella che  propria del mondo,
un'apparenza che rende problematici il senso, la possibilit e la
portata (Tragweite) della scienza obiettiva. Siamo
nell'estraneit reciproca e assoluta: intuizione e pensiero.
Perci, in generale, la teoria della conoscenza rimane una
teoria della scienza, fondata su una duplicit correlativa (e la
scienza rimane costantemente quella definita dal concetto comune
di scienza: la scienza obiettiva). Ma mentre il titolo vago e
vuoto di intuizione, invece che qualcosa di trascurabile e di
svalutato rispetto all'alto valore della logica che si supponeva
contenere l'autentica verit,  diventato il problema del mondo-
della-vita, mentre, attraverso una seria penetrazione,
l'importanza di questa tematica si  rivelata poderosa, si delinea
anche un grande mutamento nella teoria della conoscenza, nella
teoria della scienza; infine la scienza perde la sua autonomia sia
come problema sia come complesso di operazioni, e diventa un
problema meramente parziale.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 218-219.
